Il mio nome è Nadia. Per chi non lo sapesse è di origine russa. E’ stato scelto da mio padre, grande appassionato di letteratura russa, in particolar modo dello scrittore Cechov, di cui lesse tutte le opere. In casa paterna mi chiamavano con il vezzeggiativo di Nadine e mio zio Giordano, il cantante lirico, mi aveva dato l’appellativo di Radiolina, perché cantavo sempre e ridevo.
Ho trascorso la mia infanzia in una fattoria con come amici un pony, il cane Poldo e il bambino Mario a correre nei prati a caccia di farfalle variopinte, che catturavo con il retino per lasciarle andare immediatamente. Era una sorta di corsa tra me e le farfalle, con la finalità di vedere da vicino le loro meravigliose ali.
Sono una persona solare, sempre impegnata in progetti di vita, che penso e realizzo. Sono laureata in biologia e sono divulgatrice scientifica, perché fin da piccina cercavo risposte sul perché delle cose. Insomma ero la classica bambina rompiscatole che mette a dura prova l’intelligenza e la pazienza di qualunque genitore, porgendo mille domande difficili.
Ora sono una madre attenta ed affettuosa e forse ancora rompiscatole. Razionale e creativa, mi interesso di cibo, arredamento, ristrutturazioni di immobili e loro giardini, viaggi, escursioni nella natura e chissà di quante cose nel futuro. Mi colpisce la bellezza e cerco di portarla nella mia vita e in quella di chi mi sta accanto. La bellezza è in uno sguardo buono, innamorato, in un cibo preparato con amore, in una casa desiderata e realizzata secondo le proprie idee, in un quadro, nella natura, nella sua armonia.
Il buon cibo per me è sapore, salute, piacere. Cucinare e sedermi a tavola con amici per assaporare un buon cibo e un calice di buon vino è gioia. A tavola si parla, ci si racconta, si ride.
In questi anni ho conosciuto centinaia di persone durante i miei viaggi in giro per il mondo.
Ho viaggiato molto, con mio marito e mia figlia, in Europa, America, Africa e Asia, conoscendo culture diverse, dormendo in alberghi caratteristici, confrontandomi con le persone del posto. Ne sono uscita arricchita, tollerante, con una cucina francese-mediterranea condita, a volte, da un pizzico di Oriente. In ogni luogo che visitavo avrei voluto abitare e comprarmi una casa.
Per me quindi aprire la mia casa all’accoglienza non è stato difficile, direi che è stato il giusto epilogo a cui mi hanno portato le mie passioni, le mie esperienze di vita.
LE MIE CASE.
Al momento ho deciso di aprire all’ospitalità due case, entrambe sul lago.
Sono due case diverse. Una, quella in cui vivo, è a pochi passi dal lago di Comabbio, uno dei sette laghi varesotti. Gli interni sono molto curati, è comoda, costruita in un quartiere residenziale, tra altre ville.
L’altra è a Laveno, sul Lago Maggiore, immersa nel verde di un grande prato, con al termine un bosco di robinie, faggi, castagni e pini. E’ immersa nella natura, ma a cinque minuti dai principali servizi. Ha una vecchia piscina sul fianco. La aprirò la prossima stagione turistica.
Ho chiamato la prima IL NIDO SEGRETO, è la casa di famiglia. Il nome deriva dal fatto che l’accesso non è visibile dalla strada, nascosto da un acero. E’ un luogo protetto, raccolto, come un nido e nascosto quel tanto da risultare un luogo segreto, misterioso. Ho rifatto completamente le camere da letto, ho modificato l’arredamento, senza snaturare l’impronta, sono stati dipinti i muri e decorati i soffitti, ho inserito nuovi complementi d’arredo, spostato mobili da un piano all’altro, grazie all’amico d’infanzia Paolo, che mi ha aiutato e dato consigli pratici sugli impianti, che sono stati tutti controllati da esperti artigiani.
E’ un B&B.
La seconda ho deciso di chiamarla TENUTA VARINELLI, in memoria di mio marito, venuto a mancare da poco. E’ una casa vacanza.
Era il suo, il nostro, luogo preferito. Lì andava a camminare nel bosco per pensare, per sviluppare idee imprenditoriali, per rilassarsi. E’ un luogo silenzioso, ideale per riposarsi, prendere il sole, dipingere, fare sport, trascorrere momenti felici, da soli o in compagnia.
E’ una casa allegra, dai muri colorati in tinte pastello, con grandi lampadari antichi scovati da me uno ad uno dai rigattieri e restaurati da abili artigiani che seguendo le mie direttive li hanno arricchiti con gocce di cristallo colorate e in alcuni casi da frutta di vetro di Murano. Quelli della grande sala invece sono stati comprati da un artigiano veneto che li ha fatti su misura, nei colori da me richiesti, a partire da fusti antichi.
Un apporto importante è stato dato dal fabbro che ha costruito letti di ferro battuto dai mille riccioli romantici. Per la ristrutturazione della casa ho utilizzato maestranze locali e amici che si sono offerti in cambio di una cena e di giorni trascorsi assieme divertendoci.
Il roseto davanti alla casa è stato allestito da me comprando rose rare, che ora sono abbinate secondo sfumature di colore. Accoglie chi è ospite della casa con profumi e colori, a preannunciare gli interni colorati e insoliti come in una fiaba.









































